Corporazione vetro
|
La
lavorazione del vetro
Il vetro fu il primo prodotto di sintesi mai elaborato dall'uomo e, nell’antichità, rappresentò un notevole progresso tecnologico. Inizialmente era usato come copertura vetrosa su perle di pietra o di ceramica. Poi si cominciò a sfruttarlo per produrre oggetti interamente vitrei, principalmente perle e amuleti, mentre i primi recipienti in vetro comparvero nel corso del XIV-XV secolo a.C. Nel corso del primo millennio a.C. si verificò una maggiore diffusione del vetro grazie all’esplorazione di prodotti da parte dei mercanti fenici. Fu solo dopo la metà del I secolo a.C., con l’invenzione della tecnica della soffiatura in Siria, e la costruzione di fornaci a temperature elevate, che i prodotti vitrei raggiunsero una diffusione di massa. Fino ad allora il vetro era stato un materiale molto costoso, paragonabile all’oro e all’argento e retribuzione di una classe elevata. Questa nuova tecnica invece permise di produrlo in tempi brevi e a costi ridotti. La nascita di nuovi centri di produzione occidentali fu possibile grazie a una migrazione dei vetrai orientali. Fu così che maestranze ed officine vetrarie si stabilirono a Roma, in Campania e lungo la costa alto-adriatica (Aquileia). I manufatti italici, nei primi due secoli dell’Impero Romano, arrivarono a dominare il mercato interno e quelli provinciali, specie in Occidente. A Roma si sviluppò un artigianato vetrario molto specializzato, dedicato alla realizzazione di vasi anche molto raffinati e di vetri da finestra. Studi recenti hanno individuato nella Roma del IV sec. d.C. uno dei centri più importanti nella lavorazione del vetro diatreto. Era un tipo di lavorazione ad intaglio. Il nome è una latinizzazione del greco diàtretos che indicava un tipo di tecnica a traforo applicata a vasi in pietra dura e successivamente adottata dai vetrai. Il procedimento prevedeva la realizzazione di un vaso di notevole spessore, fuso o soffiato, dal quale venivano asportate tutte le parti superflue, creando un reticolo attaccato alle pareti solo tramite sottili legami. I prodotti delle botteghe diatrete, caratterizzati da decorazioni figurate nelle quali temi cristiani potevano coesistere con temi mitologici e celebrativi, erano espressione di una raffinata tradizione artistica, tipica del gusto tardo antico. La centralità della produzione romana nel campo del vetro cominciò tuttavia a venir meno tra il II e il III sec. d.C. con lo sviluppo di grandi centri vetrari provinciali come quella del Reno. La caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C. accelerò un processo di decadenza delle produzioni occidentali già in atto da almeno un secolo. Grazie al Rinascimento, l’arte del vetro riprese grande vigore, e con la produzione di bicchieri, vasi, bottiglie, coppe, tazze, lampade e gioielli, si irradiò da Venezia in tutta Europa. Il XIX sec. vide il susseguirsi di vari stili, con alterne fortune nelle varie tradizioni vetrarie europee: lo stile impero, il Biedermeier, i Revivals e infine l’Art Nouveau, detta Liberty in Italia. Fu proprio tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 che a Roma, dove, per secoli era mancato lo sviluppo di una tradizione nel campo della lavorazione artistica del vetro, cominciarono a nascere laboratori specializzati nella composizione di vetrate artistiche. |