Durante il Medioevo
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La deposizione di Romolo Augustolo, ultimo imperatore romano d’Occidente, avvenuta nel 476 d.C., segnò il confine fra l’antichità classica e il Medioevo europeo. La società, che dopo la disgregazione dell’Impero fu sottoposta a una profonda trasformazione, si cristallizzò in una rigida struttura piramidale al vertice della quale si posizionò la nobiltà, che manteneva il proprio potere per diritto ereditario.
Sebbene il sistema feudale si diffuse ampiamente per il resto d’Europa, in Italia trovò forti resistenze. Ciò fu dovuto al patrimonio storico-culturale della penisola. Le cause che ne frenarono lo sviluppo consistettero principalmente nella centralità geografica dell’Impero Romano, nella presenza di città portuali molto attive nel sistema commerciale del Mediterraneo come Genova e Venezia, infine, nel potere politico che deteneva la Chiesa. |
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Per
queste ragioni, la presenza di valuta tra la popolazione italiana, sebbene
fosse comunque limitata, non svanì mai del tutto. Al contrario, nel resto
d’Europa, il denaro girava unicamente negli ambienti più elevati della società;
una condizione che relegò le masse contadine alla forma più semplice di
scambio: il baratto.
La scintilla che accese la rivoluzione economica e sociale, che lentamente portò al declino del sistema feudale, fu l’emanazione dell’Editto sui benefici del regno italiano, da parte dell’imperatore Corrado II nel 1037. Sostanzialmente, si trattava di una legge che concedeva maggiori diritti e libertà ai signori locali. I punti più importanti dell’Editto permisero, da un lato, la creazione di un sistema giudiziario secondo cui i signori locali potevano essere giudicati da membri dello stesso livello sociale; dall’altro, cosa ben più importante, concessero il passaggio in eredità diretta ai propri figli di tutti i possedimenti, invece di doverli restituire ai signori dei ranghi superiori come era consueto. Di fatto, attraverso l’estensione dei privilegi di cui prima godevano unicamente i feudatari di rango più elevato, l’Editto indebolì progressivamente il controllo esercitato dalla nobiltà e innescò un processo di appiattimento della struttura piramidale tipica del feudalesimo. Di conseguenza, a ogni cambio generazionale, i feudi furono divisi in frammenti sempre più piccoli e la redditività si ridusse sensibilmente, fino al punto che la coltivazione delle terre non fu più conveniente per i proprietari più piccoli. Per tale ragione, questi cominciarono a cedere gli appezzamenti in concessione a coloni e si trasferirono nelle città per dedicarsi al commercio. A questo primo esodo dalle campagne corrispose un ampliamento dei villaggi, che allargarono le proprie cinte murarie, investirono in servizi per accogliere i nuovi abitanti e intrapresero una lenta trasformazione in città. Nel tardo Medioevo, le città italiane furono le prime a fiorire poiché non sorsero dal nulla ma ebbero come base i centri lasciati dall’Impero Romano. È ancora possibile distinguere due tipi di insediamento: uno sviluppato sulla base di un campo militare (castrum), come ad esempio la città di Torino; l’altro, invece, formato sin dall’inizio da una chiara espressione della vocazione commerciale, come la città di Milano. Nelle nuove città sorsero le Corporazioni che diedero vita a una nuova concezione del lavoro e della produzione, in quanto controllavano e proteggevano le attività degli artigiani. Queste istituzioni si consolidarono velocemente e crebbe il loro peso politico, fino al punto di divenire parte essenziale del governo delle città, a spese della vecchia classe feudale. In questo contesto, gli architetti, i pittori e gli scultori furono liberi di ricercare nuovi canoni di bellezza e superare i vincoli imposti dal clero. Non furono più costretti a trarre ispirazione dal sacro con il timore della censura, ma liberi di sperimentare nuovi modi di espressione. Inoltre, è importante notare che i nuovi signori conseguivano meriti e scalavano la società anche attraverso il finanziamento di opere pubbliche, come strade, ponti o la costruzione di edifici che abbellivano la città. Questo fu il periodo in cui la prima cartiera venne importata dalla Spagna, in cui sorsero i primi stabilimenti per la lavorazione del vetro a Venezia e le prime fabbriche di armi a Brescia e a Bergamo. In altre parole, questo è il periodo in cui gli artigiani cominciarono a diventare una componente significativa della società, dando origine a quelle che oggi sono riconosciute come le radici del patrimonio culturale italiano. Dal punto di vista sociale, la conseguenza più evidente di tali cambiamenti fu la fine della lunga parentesi in cui la nobiltà rurale detenne il potere e il parallelo consolidamento della posizione dei mercanti, i cui esponenti di spicco divennero al classe dominante della nuova società. << Corporazioni Roma Citta Stato >>
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